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WA — Conversazione con Debora Serracchiani

Presidente dei Deputati del Partito Democratico 

Women in Action è lietissima di ospitare Debora Serracchiani, un punto di riferimento della politica italiana e un esempio per tutte le donne impegnate sui temi sociali del nostro tempo. Recentemente nominata Presidente dei Deputati del Partito Democratico, l’onorevole Serracchiani è, da sempre, in prima linea sulle battaglie a favore del lavoro e dei diritti sociali, inclusa la parità di genere. Avvocato specializzato in diritto del lavoro, Serracchiani è stata parlamentare europea tra il 2009 ed il 2013 e Presidente del Friuli-Venezia Giulia dal 2013 al 2018. È deputata dal 2018. 

 

GB: Onorevole Serracchiani, grazie per aver accettato di conversare con Women in Action, e congratulazioni per la sua recente nomina a Presidente del Gruppo dei Deputati del Partito Democratico. Quali sono le sfide principali legate a questo ruolo?


DS: Un gruppo numeroso come quello del Pd alla Camera è un vero e proprio organismo vitale, pieno di idee, stimoli e competenze diverse. I miei colleghi mi hanno dato fiducia eleggendomi a loro presidente e ora devo dare il meglio di me stessa affinché ognuno sia giustamente valorizzato e dia il meglio nel suo lavoro. Non è una questione interna al Parlamento: noi dobbiamo fare tutto il possibile e anche di più per essere davvero rappresentanti del popolo, essere le “antenne” del Pd sui nostri territori, trasferire il sentire dei cittadini nell’attività legislativa, e anche indirizzare con responsabilità.

GB: All'indomani della nascita del Governo Draghi, il Partito Democratico è stato il protagonista di un’assenza eclatante di nomine femminile nella nuova compagine ministeriale. Che cosa ha significato quella vicenda per lei e per le donne del PD?

DS: Un punto di svolta. La prova che, dopo aver fatto un grave errore, il Pd è un partito che ha le forze e la volontà di riscattarsi e di ritrovare la giusta ispirazione delle sue origini. Quel momento è stato traumatico, anche doloroso, umanamente e politicamente. Ma da lì è arrivato lo scossone che ha chiamato tutti a rimettersi a remare assieme. E a questo, sia chiaro, non c’è alternativa. Il nuovo segretario Enrico Letta ha ripreso un dialogo con gli italiani e ha chiesto che tutto il partito se ne faccia carico: quella è la strada che abbiamo davanti, donne e uomini dem senza distinzioni.


GB: Guardando fuori dall'Italia, il nuovo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha avviato una fase politica di grandi riforme, caratterizzata dall’attenzione anche alle donne – oltre che ai gruppi minoritari. Quale impatto secondo lei sta avendo l'amministrazione Biden sul resto del mondo? Possiamo dire che stiamo assistendo ad una rinascita dei valori della democrazie e dell’inclusione?


DS: Non ci sono solo Kamala Harris e Nancy Pelosi. Loro fanno visivamente la storia: la prima vicepresidente e la prima speaker della Camera di sempre, sedute dietro al presidente americano che parla al Congresso riunito in seduta plenaria. Ma, dalla ministra del Tesoro Janet Yellen a una schiera di donne in posizioni esecutive e di rilievo, dagli Usa arriva il segno di una svolta. Lo dirà il tempo se il vento di Biden si farà sentire anche nelle affaticate vele dell’Unione europea, dove i segni sono ancora contraddittori e talvolta diciamo pure preoccupanti.

GB: Secondo il Reykjavik Leadership Index, commissionato da Women Political Leaders, meno del 50% della popolazione a livello mondiale (uomini e donne) sarebbe a proprio agio con una capo del governo femminile. In Italia, il 55% delle donne lo sarebbe, ma solo il 37% degli uomini, Perché c'è ancora così tanto scetticismo sulla capacità delle donne di guidare?

DS: Forse è così in linea teorica, se si tratta di rispondere a un sondaggio. Ma penso che, quando sono messi di fronte a scelte concrete e di qualità, anche gli uomini italiani decidono guardando meno al genere e più ad altri fattori. Io voglio crederci: secondo me ci stiamo avvicinando al momento in cui essere donna sarà un fattore di competitività in politica. Certo bisogna ancora fare i conti con i pregiudizi, con i residui di maschilismo e con gli aspetti più deteriori di questi atteggiamenti. E bisogna che le condizioni generali della politica non degenerino, che la democrazia sia sempre forte, perché la vera parità di genere è un esito della democrazia.


GB: Quali sono le misure più importanti (legislative e non) che aiutano la leadership femminile ad emergere?


DS: La prima condizione è che ci siano molte potenziali donne leader in campo, e questo è possibile solo se la società offre le condizioni affinché si formi una generazione di donne consapevoli che possono farcela. Nel momento in cui le donne decidono cosa fare della loro vita, devono poterlo fare liberamente, non devono avere più ostacoli degli uomini. Qui devono intervenire le istituzioni, a riequilibrare uno stato di svantaggio, storico, culturale e soprattutto economico. Per questo il Partito Democratico ha puntato tanto sulle donne nell’assegnazione delle risorse del Next Generation EU.


GB: Quali sono stati i fattori più importanti nella riuscita della sua significativa carriera politica, che include, lo ricordiamo, l’esperienza come membro del Parlamento Europeo nel 2009 e l'elezione a Presidente del Friuli Venezia Giulia nel 2013?


DS: Ogni percorso di vita è singolare, e sono tanti i fattori che di volta in volta inducono a fare una scelta o un’altra. Se devo rintracciare un fil rouge nel mio lavoro credo sia il fatto di essermi applicata a problemi concreti da risolvere. Certo questo espone a rischi, anche a critiche. Di fronte a un problema, è più facile stare seduti a indicare i colpevoli, magari presunti e prendersi gli applausi dei fan. Invece io credo che la politica e il governo siano un lavoro di costruzione non di distruzione, che bisogna tessere fili per unire la gente, non tirarne fuori il rancore. È dura talvolta, ma se mi volto indietro mi sembra di aver cominciato ieri.

GB: Quale consiglio darebbe alle ragazze che che guardano a lei come un modello e che vorrebbero intraprendere un percorso simile al suo?


DS: Lavorare sodo, non mollare mai. E vorrei anche dire “non siete sole”.